“Caro Montecarlo, ti scrivo…”, tributo allo storico GP di Monaco

Caro Montecarlo, ti scrivo… Oggi è il Lunedì post Gran Premio. Fino a qualche ora fa l’asfalto delle tue tortuose stradine ribolliva travolto dagli pneumatici di mostri di carbonio che ad ogni curva si trasformavano in premurose mamme che dolcemente accarezzavano i tuoi guardrail, come a volerli salutare la mattina senza svegliarli. Oggi l’atmosfera è…

28 Maggio 2018
3 min read

Caro Montecarlo, ti scrivo…

Oggi è il Lunedì post Gran Premio. Fino a qualche ora fa l’asfalto delle tue tortuose stradine ribolliva travolto dagli pneumatici di mostri di carbonio che ad ogni curva si trasformavano in premurose mamme che dolcemente accarezzavano i tuoi guardrail, come a volerli salutare la mattina senza svegliarli.
Oggi l’atmosfera è diversa: i cordoli stanno venendo rimossi dalle carreggiate, le barriere concendono nuovamente spazio al tuo panorama mozzafiato e il manto stradale, che sino a ieri sembrava spingere o trattenere i bolidi nel corso dei giri, oggi dorme, silente, pur pullulando di auto che si dirigono verso i propri impegni quotidiani.

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Come ogni anno, caro Montecarlo, non mancano le polemiche. Ci sono VIP che ti vedono unicamente come una passerella per le loro passeggiate tra fotografi e telecamere e c’è, ovviamente, chi urla all’assenza di sorpassi. Sai? Mi fa un po’ sorridere quando questi ultimi invocano la tua abolizione. Non capiscono che tu sei diverso dagli altri circuiti. Non capiscono che tu non ospiti una gara tra piloti. Tu ospiti una gara tra il pilota e se stesso. La costante e continua ricerca di un limite che può essere spinto sempre un po’ più in là, millimetro dopo millimetro, in una lunga e sensuale danza fra le tue sinuosità. Da te la cattiveria si fonde con l’eleganza creando un ibrido che nessuna parola, in nessuna lingua, può definire. Un ibrido unico su scala mondiale a cui sarebbe anche uno spreco affibbiare un nome perché sarebbe come ricondurlo a qualcosa di tangibile, cosa che non è.

Non a caso un certo Ayrton disse che mentre ti percorreva si sentiva come in un’altra dimensione. Te lo ricordi, Ayrton? Il ragazzo che avevi preso sotto la tua ala? Quello magrolino con l’accento marcato… ecco, perché, a tal proposito, stavo pensando che tu non cerchi di dominare il pilota aggredendolo, come il tuo collega Nordschleife e non ti fai semplicemente percorrere come tanti altri. Tu per l’appunto scegli i tuoi preferiti, li prendi per mano e li accompagni come se stessero muovendo i loro primi passi, facendo aumentare la loro fiducia giro dopo giro. Il pilota non è un tuo nemico. E’ un estraneo che piano piano deve conquistare la tua ammirazione.

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La velocità, la staccata, la Santa Devota, poi su la scalata fino a Massenet, i tortuosi casinò, Mirabeau e Loews. Poi di nuovo la velocità: Portier, gas, tunnel, in picchiata, la staccata del porto, ancora gas e lì… lì si chiudono gli occhi e si prega. Giù un paio di marce, volante a sinistra, le barriere che ti attaccano veloci prima a sinistra e poi a destra al Tabaccaio. Doppia chicane che non risparmia i comuni mortali alle Piscine e poi la solo apparente tranquilla Rascasse, che invece non perdona. Infine Anthony Noghès e ancora gas, sperando di averti conquistato.

Se tu non fossi una pista saresti una poesia delle più belle. Una poesia che fonde classicismo, ermetismo e futurismo. Tu sei storia, tu sei arte, tu sei Montecarlo. Per questo ho voluto scriverti queste poche righe: per ringraziarti e per chiederti di continuare ad accoglierci e ospitarci fra le tue rocciose braccia, perché, senza di te, i piloti sono incompleti.

Sarà una lunga attesa quella per rivederti nuovamente tra un anno esatto, ma sono sicuro che ne varrà come sempre la pena.
Grazie ancora,
tuo, Carlo.

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Carlo Ferraro

Classe tanta e '96, comincio a seguire la Formula 1 all'età di sette anni. Da lì la passione per le corse non smette di crescere, fino a far diventare il motorsport parte integrante della mia quotidianità.
Ad oggi, tramite FuoriTraiettoria, sono accreditato Formula 1 e Formula 2.

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