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Lacrime di gioia per Marc Marquez: “Mi sono sentito di nuovo un pilota”

Per quanto riguarda la MotoGP, il Gran Premio del Portogallo 2021 verrà ricordato per il sonoro successo di Quartararo, la velocità di Bagnaia e il ritorno nell’oblio di Vinales, ma ancor più per il ritorno in gara di Marc Marquez, l’otto volte Campione del Mondo nato a Cervera. Un fine settimana passato fra dolore fisico…

18 Aprile 2021
3 min read

Per quanto riguarda la MotoGP, il Gran Premio del Portogallo 2021 verrà ricordato per il sonoro successo di Quartararo, la velocità di Bagnaia e il ritorno nell’oblio di Vinales, ma ancor più per il ritorno in gara di Marc Marquez, l’otto volte Campione del Mondo nato a Cervera. Un fine settimana passato fra dolore fisico e gioia nell’animo per il #93, capace di chiudere settimo a 13″ dal Diablo, che rientrato ai box dopo 25 giri nel toboga di Portimao si è lasciato andare in un pianto liberatorio: “Non era un pianto di dolore, ma per tutto questo tempo lontano dalle corse, per il team, per tutto! Finalmente mi sono sentito di nuovo un pilota”

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© Gold & Goose / Red Bull Content Pool

“Sono una persona che solitamente si tiene dentro le emozioni, ma non ho potuto controllare l’emozione che avevo dentro a fine gara, davanti a tutte le persone del team” ha esordito Marc. “È stato un weekend diverso, un bel passo per la mia carriera e per la mia vita. Non era un pianto di dolore, ma per tutto questo tempo lontano dalle corse, per il team, per tutto! Finalmente mi sono sentito di nuovo un pilota.

Marc ha affrontato il Gran Premio del Portogallo con una tecnica di guida diversa, nuova per lui: ha tenuto i gomiti più alti cercando di far leva col busto e coi pettorali. Tutto per necessità, non riuscendo ancora a guidare come desidera. “Faccio ancora fatica con il tricipite e non posso usare il gomito come piace a me, all’ultima curva ho fatto tanta fatica. Finire la gara era l’obiettivo, la posizione non contava, certo vedere che chi ha vinto è distante soltanto 13″ è un sogno, lo ritenevo impossibile. Ho anche fatto una buona partenza, era la mia prima volta con tutti i sistemi che ci sono adesso, e mi sono trovato bene a metà gara quando giravo da solo.”

L’otto volte Campione del Mondo ha fatto vedere qualche lampo nel primo giro, ricordando quello che è stato e che tornerà ad essere, cedendo però il passo quando il gruppo ha iniziato a sgrezzarsi. “All’inizio in bagarre non è stato facile perché mi hanno superato in tanti, ho cercato di rimanere calmo, di non farmi coinvolgere e ho dovuto accettare i sorpassi.” Di solo talento in questa MotoGP non si vince, servono anche preparazione fisica e feeling con le due ruote. Otto mesi senza moto hanno tolto al #93 quegli automatismi che servono per andar forte anche quando la traiettoria ideale è occupata, mentre lo scarso stato di forma ha fatto andare in crisi il fisico. “Nel finale ho solo pensato a vedere la bandiera a scacchi, il mio corpo a un certo punto ha detto basta: gli ultimi 5-6 giri ero semplicemente seduto sulla moto, nemmeno toccavo più col gomito a terra.

Fortunatamente i problemi all’omero, che ha costretto Marc a ben tre operazioni, sembrano solo un ricordo, anche se la situazione è costantemente monitorata dai medici: “L’osso è OK ma non posso permettermi di stressarlo ogni giorno. Seguirò il consiglio dei medici e non mi allenerò in moto fino a metà stagione, anche se lavorare sia in palestra che in moto fa la differenza. Salirò in moto solo nei fine settimana di gara e dopo Jerez farò una nuova visita di controllo” ha spiegato Marquez.

Infine in #93 ha parlato della RC213V, unica moto da lui guidata in MotoGP. Honda ha fatto tanta fatica senza Marc Marquez, che è stato subito il migliore tra i piloti della casa dell’Ala sia in qualifica che in gara. “Al momento il più grande limite sono le mie condizioni fisiche, non la moto, sulla quale abbiamo iniziato a lavorare un po’ sabato. Oltretutto su questa pista io non avevo mai corso, non avevamo riferimenti, e credo che a Jerez capiremo di più.”

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Filippo Gardin

Padovano classe 1993, ho iniziato a 2 anni a guidare, in quel caso una mini-replica della moto di Mick Doohan e da lì non mi sono più fermato. 2 e 4 ruote, entro e fuori strada e anche pista: cambiano le forme ma sono tutti frutti della stessa passione. Vi racconterò il Motomondiale, con la testa e con il cuore.

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