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Ecco il motore Nettuno della Maserati, un sogno endotermico

Contenuti tecnologici di derivazione Formula 1 per migliorare il rendimento del motore, così da incrementare le prestazioni e ridurre i consumi. Da qui è partita Maserati per realizzare il Nettuno, un V6 biturbo da 3.0 litri a benzina capace di 630 cv. A detta della Maserati questo motore è il risultato di una vera e propria rivoluzione…

2 Luglio 2020
4 min read

Contenuti tecnologici di derivazione Formula 1 per migliorare il rendimento del motore, così da incrementare le prestazioni e ridurre i consumi. Da qui è partita Maserati per realizzare il Nettuno, un V6 biturbo da 3.0 litri a benzina capace di 630 cv. A detta della Maserati questo motore è il risultato di una vera e propria rivoluzione tecnologica, accuratamente coperta da brevetti internazionali. Per realizzare questa unità motrice la Casa del Tridente ha sfruttato tutte le tecnologie più moderne, lasciando da parte l’elettrificazione, spingendosi anche oltre. La precamera, che ai più può sembrare antiquata, permetterebbe di sfruttare appieno le evoluzioni della tecnologia HCCI, la TJI di Mahle per la precisione, anche se non è stato ufficialmente dichiarato.

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Nel 1926 i fratelli Maserati presentano la Tipo 26, la prima Maserati vera e propria. Serviva uno stemma che la rendesse inconfondibile, così Alfieri si rivolse a Mario, il quinto dei sei fratelli Maserati nonchè l’unico disinteressato alle automobili, ma dedito all’arte al punto da divenire pittore affermato. Mario realizzò così l’iconico Tridente su idea del marchese Diego de Sterlich, grande amico di famiglia e sostenitore della scuderia. Tale stemma, simbolo di potenza e di comando, deriva dalla famosa statua di Nettuno che si trova in Piazza Maggiore a Bologna, città adottiva dei Fratelli Maserati e nativa della Maserati intesa come casa automobilistica.

Proprio a Nettuno la Maserati ha dedicato il nuovo V6 biturbo da 3.0 l, che debutterà con la sportiva MC20. Non è ibrido e sfrutta a piene mani le attuali conoscenze e tecnologie, e tra le righe del comunicato stampa pare nascondersi una evoluzione della tecnologia HCCI, nata nelle moderne PU di Formula 1. Che tale motore sia il canto del cigno per i motori endotermici puri a ciclo otto? Sicuramente può rappresentare per Maserati un punto di ripartenza. Si tratta come detto di un esacilindrico a V, con un angolo tra le due bancate di 90°, a ciclo otto in grado di erogare 630 cv a 7’500 giri/minuto, per una potenza specifica di 210 cv/l. Interessante il dato della coppia, ben 730 Nm di coppia da 3’000 giri/minuto, ovvero già metà della potenza massima è disponibile a tale regime, fino a 5’000 giri/minuto.

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La cilindrata totale di 3’000 cc è stata raggiunta con misure di alesaggio e corsa pari rispettivamente a 88 mm e 82 mm, con un rapporto corsa/alesaggio per nulla estremo ed una velocità media del pistone al regime di potenza massima pari a 20,5 m/s, mentre il limitatore è impostato a 8’000 giri/minuto. Il rapporto di compressione è 11:1 benché si stia parlando di un motore biturbo stradale, con le due bancate che godono ciascuna di un proprio turbocompressore. A comandare le quattro valvole per cilindro ci pensano due coppie di alberi a camme in testa, una coppia per bancata, sfruttando la fasatura variabile sia in aspirazione che in scarico attuata per mezzo di bilancieri a dito. La lubrificazione è a carter secco, con una pompa dell’olio a cilindrata variabile in continuo.

L‘anima di questo motore è l’innovativo sistema di combustione a precamera con doppia candela di accensione, una tecnologia sviluppata per la Formula 1 e ora evoluta senza limitazioni regolamentari divenendo disponibile per la prima volta in un propulsore destinato ad equipaggiare una vettura stradale. Qui bisogna fermarsi un attimo, perché anche se non viene nominata il riferimento all’evoluzione della tecnologia HCCI è lampante. Tale acronimo sta per Homogeneous Charge Compression Ignition, consiste nella combustione isocora (a volume costante) e quasi istantanea della carica. Nello specifico qui si parla dela Turbolent Jet Ignition (TJI) sviluppata da Mahle per la F1, un sistema che . Il sistema impiegato dalla Maserati per il Nettuno si compone di tre elementi: la precamera, la doppia candela di accensione e il doppio sistema di iniezione indiretta e diretta. 

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La precamera, di ridottissime dimensioni, è interposta tra la candela centrale e la camera di combustione tradizionale il cui collegamento avviene attraverso una serie di fori con geometria opportunamente studiata per immettere radialmente la carica, pre-accesa, nella camera di scoppio. La candela secondaria, posta lateralmente e di tipo tradizionale, funge da supporto a quella principale, per garantire la regolare combustione del motore quando quest’ultimo si trova a lavorare in quei transitori dove l’utilizzo della precamera non è necessario. Infine con il doppio sistema di iniezione indiretta e diretta Maserati ha potuto accordare il tutto, diminuendo la rumorosità a bassi giri ed il livello di emissioni, migliorando i consumi, con la pressione di alimentazione combustibile a 350 bar, che diventano 6 per l’indiretta. Così facendo, si è ottenuto un consumo specifico di carburante inferiore a 289 g/kWh, valore raggiunto nella condizione di massimo carico.

Il motore Nettuno nasce interamente a Modena, nei laboratori e nelle officine della Casa del Tridente, e verrà prodotto presso il Polo Motori dello storico impianto di Viale Ciro Menotti, dove sono in via di allestimento anche la nuova linea produttiva e la nuova verniciatura dedicate alla tanto attesa MC20. Questo nuovo propulsore esacilindrico a V di 90°, a cui ha lavorato un team di soli tecnici e ingegneri Maserati, è a detta della Maserati il risultato di una vera e propria rivoluzione tecnologica, accuratamente coperta da brevetti internazionali. Partendo dal Nettuno, Maserati vuol tornare ad essere grande ed indipendente, dimenticando il rebrand di motori Ferrari per tornare a proporre tecnologia proprietaria dopo oltre 20 anni.

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Filippo Gardin

Padovano classe 1993, ho iniziato a 2 anni a guidare, in quel caso una mini-replica della moto di Mick Doohan e da lì non mi sono più fermato. 2 e 4 ruote, entro e fuori strada e anche pista: cambiano le forme ma sono tutti frutti della stessa passione. Vi racconterò il Motomondiale, con la testa e con il cuore.

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