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Vergne al vetriolo: “La Formula E non è motorsport, in Messico tutto senza senso”

Perfino Jean-Eric Vergne concorda con noi. Il francese riserva parole amarissime alla Formula E. Anche se la sua non è una critica globale e ragionata, la conclusione è la stessa. Vergne, come noi, dubita che la Formula E sia uno sport automobilistico. Il campione in carica della categoria elettrica ha detto testuali parole: «la Formula…

27 Febbraio 2019
3 min read

Perfino Jean-Eric Vergne concorda con noi. Il francese riserva parole amarissime alla Formula E. Anche se la sua non è una critica globale e ragionata, la conclusione è la stessa. Vergne, come noi, dubita che la Formula E sia uno sport automobilistico.

©DS Techeetah
©DS Techeetah

Il campione in carica della categoria elettrica ha detto testuali parole: «la Formula E non è motorsport». Il pilota francese si lamenta delle dinamiche di gara che affliggono gli ePrix. Dinamiche esasperate da direttori di  corsa che non irrogano le giuste sanzioni.

«C’è un’enorme frustrazione» ha ammesso ai microfoni di Autosport. «Sono stato colpito, sono andato in testacoda, l’altro [Evans] non ha avuto alcuna penalità». Non finisce qui. «Sono stato sorpassato da tre macchine in regime di Full Course Yellow: nessuna ha ricevuto una penalità». No, non finisce nemmeno qui. «Uno che ho sorpassato ha tagliato la chicane e mi ha colpito, e non ha avuto nessuna penalità».

Legittimamente Vergne si domanda: «Perciò vorrei capire qual è la regola – forse c’è una regola nuova e la prossima corsa tutti colpiranno tutti». Una prospettiva non proprio professionale: trasformare gli ePrix in match d’autoscontro non è all’altezza di una Formula FIA. «Non sto giocando a quel gioco… ma per me questo non è motorsport».

La rabbia che rode il pilota francese è in gran parte condivisibile. La Formula E ha deciso per una svolta “spettacolaristica” quest’anno. Al punto che chi scrive – maligno per natura – aveva anche qualche dubbio sulla genuinità di certe Safety Car alla fine degli ePrix iniziali (e non solo di quelli). Queste decisioni dei race directors adesso hanno fatto inalberare uno dei pesi massimi della categoria.

Intendiamoci: Vergne non sta dando dei cialtroni ai commissari di gara per partito preso. «In Messico nulla aveva senso, non capisco» aveva detto. «Ma io sono un professionista, quindi sono andato dal direttore di gara e gli ho chiesto di tutte queste cose, e non aveva risposte». Una chiacchierata che ha lasciato il campione con l’amaro in bocca. «Ha fatto il suo lavoro, perché ha riportato tutte le cose che sono successe – quindi ha visto tutto, il che è un bene – ma poi, guardando alle decisioni, nulla aveva senso per me e penso che non ce lo avesse nemmeno per lui».

Il nostro direttore, Stefano Nicoli, aveva giustamente osservato che la Formula E è ancora ben lontana dagli standard del Motorsport. Nel suo editoriale faceva cenno alla filosofia di fondo che muove la formula delle batterie al litio, molto poco in sintonia con l’atmosfera racing di qualunque altra categoria seria. E che la Formula E di quest’anno si sia ammalata del morbo dello show era un dubbio che abbiamo segnalato anche in apertura di campionato.

Non bisogna certo confondere la critica di fondo alla formula, con le dichiarazioni innervosite di un pilota sfortunato. Può darsi che si sia trattata di una mera svista del direttore di gara: non è il caso di gridare al complotto sulle sanzioni strategicamente (non) irrogate. Anche se Vergne osserva: «L’anno scorso era lo stesso [le macchine correvano ugualmente vicine, ndr]. E l’anno scorso le regole erano molto severe. Io ho ricevuto un DT per aver bruciato la FCY di due decimi a Zurigo». Un altro caso preso ad esempio è l’ostruzionismo in qualifica di Frijns su D’Ambrosio. «L’ha bloccato, gli ha distrutto il giro completamente e ha avuto solo tre posizioni di penalità. Che cosa significa?». Vergne, da bravo: concedi un’altra possibilità al giudice. «Parlerò ancora con lui e capirò cos’è successo davvero». Poi facci sapere.

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Marco Di Geronimo

Nato a Potenza nel 1997, sono appassionato di motori fin da bambino, ma guido soltanto macchinine giocattolo e una Fiat 600 ormai sgangherata. Scrivo da quando ho realizzato che so disegnare solo scarabocchi. Su Fuori Traiettoria mi occupo, ogni tanto, di qualcosa.

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