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Se oggi siamo di fronte a questo Lewis Hamilton la colpa è solo di Nico Rosberg

Riavvolgiamo rapidamente il nastro delle ultime stagioni di Formula 1. Torniamo al 2014, al 2015 e al 2016, gli anni in cui in Casa Mercedes si viveva con viscerale intensità il dualismo tra Lewis Hamilton e Nico Rosberg. Gli anni in cui, seppure grazie a vicende esterne, esteriori e fuori dal diretto controllo dei due interessati,…

1 Novembre 2020
4 min read
Hamilton

Riavvolgiamo rapidamente il nastro delle ultime stagioni di Formula 1. Torniamo al 2014, al 2015 e al 2016, gli anni in cui in Casa Mercedes si viveva con viscerale intensità il dualismo tra Lewis Hamilton e Nico Rosberg. Gli anni in cui, seppure grazie a vicende esterne, esteriori e fuori dal diretto controllo dei due interessati, il #44 è parso in qualche modo, in certi momenti, in determinate situazioni, fallibile.

Hamilton
© Mercedes AMG F1 Press

Certo, parliamo sempre di un pilota che ha conquistato l’Iride in due occasioni su tre. Ma sfido chiunque a non notare come, tra l’Hamilton dei primi anni Mercedes e quello attuale, ci sia un’abissale differenza. Eleviamo ad esempio il weekend di gara che si è da poco concluso, quello del GP dell’Emilia Romagna. Il fenomeno di Stevenage, reduce da una straripante vittoria in Portogallo che lo ha ufficialmente reso il pilota più vincente della storia della Formula 1, arriva su un asfalto che è indissolubilmente legato a doppio filo ad Ayrton Senna, che del #44 è idolo indiscusso sin dai tempi dei kart. E a Imola, dove quel simbolismo a cui Hamilton sembra dare sempre parecchio peso si fa sentire in maniera più evidente, il compagno di squadra meno cinico, meno costante, meno veloce gli rifila un ceffone in pieno volto durante le qualifiche, cavallo di battaglia dell’inglese sin dalla stagione d’esordio. Il 6 volte Campione del Mondo non centra la pole: è beffato allo scadere, relegato alla seconda casella dello schieramento di un Gran Premio idealmente così importante da un ultimo tentativo altrui. Ferito con le sue stesse armi.

Tenendo sempre bene a mente l’andamento del weekend fino al sabato pomeriggio, tramutiamolo con l’inesauribile forza dell’immaginazione in un fine settimana che so, del 2016. Hamilton, colpito nell’orgoglio e restio ad accettare di essere stato battuto da un pilota in possesso – secondo lui – di minore talento, sale in macchina emotivamente scomposto. Parte male. Sembra non avere ritmo. Si lamenta con i box della strategia, sbagliata a suo dire rispetto a quella del compagno di team. Pasticcia con il volante. Lascia insomma che il weekend prosegua nella sua stortura senza davvero provare a raddrizzarlo. Chiude secondo, terzo o, nella peggiore delle ipotesi, smarrito da qualche parte della zona punti. E’ capitato diverse volte, lo sappiamo tutti. E nulla mi toglie dalla testa che nel 2014, nel 2015 o nel 2016, un fine settimana iniziato come quello di Imola si sarebbe inevitabilmente mosso su questi stessi binari. 


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Ecco perché, se oggi la Formula 1 si ritrova ad avere un Lewis Hamilton apparentemente inattaccabile, lo deve a Nico Rosberg. Se nel 2017, nel 2018, nel 2019 e nel 2020 la Mercedes, astronave supersonica in un cielo pullulato quasi esclusivamente da triplani monoelica, ha potuto godere di un pilota pressoché infallibile il merito è tutto del #6, del tedesco dalla chioma fluente (“Britney” per gli amici australiani) che approfittando dei passaggi a vuoto del #44 gli ha brutalmente strappato dalle mani il titolo mondiale privandolo anche del dolce sapore di una vendetta conquistata sul campo. Hamilton, fino all’anno perfetto di Rosberg, grazie al suo talento innato era sempre riuscito a mettere una pezza ai propri passaggi a vuoto: del fenomeno di Stevenage si diceva che iniziasse le stagioni sottotono, salvo poi ingranare la marcia giusta intorno a metà stagione e scavare un solco insormontabile per tutti i suoi avversari, destinati prima o poi a cadere mentre lui prendeva ritmo in una corsa che pareva sempre più inarrestabile. Nico Rosberg ha invece mostrato a Hamilton che in Formula 1 questi momenti vacui non è possibile permetterseli: barcollando, inciampando, caracollando ma mai cadendo, il #6 è riuscito a mantenere il passo del #44 anche quando quest’ultimo sembrava involato verso la sublimazione di una strepitosa rimonta. E’ ovvio, il motore andato in fumo nel GP della Malesia 2016 ha influito non poco sull’andamento di quel Mondiale, ma i GP dell’Azerbaijan, d’Italia e del Giappone – oltre ai primi 4 appuntamenti stagionali, tutti conquistati da Rosberg – sono stati fulgidi esempi di quella sorta d’incostanza che ha accompagnato Hamilton per diversi anni della sua carriera.

Hamilton

Il #44 ha lavorato sulla sua intensità mentale, sulla sua capacità di concentrarsi nei momenti cruciali, riuscendo infine a esibirsi magistralmente in fine settimana come quello di Imola. Nato sbilenco con il 2° posto in griglia, provvisoriamente stortosi con il 3° posto momentaneo alle spalle di Verstappen, spaventosamente tornato scintillante grazie a dei giri inarrivabili messi a segno non appena davanti a lui la pista si era liberata. Giri messi a segno con una forza, una rabbia, una veemenza che ha risvegliato nella mia mente memorie di un’altra epoca, fatta di colori rossi e accenti tedeschi. Lewis Hamilton, nella stagione 2016 e in quelle che la precedono, questa gara l’avrebbe probabilmente persa. Oggi, nell’anno del signore 2020, il #44 l’ha invece vinta, riuscendoci ancora prima che la VSC gli facilitasse il compito. L’ha vinta perché al fulmine di Stevenage la sconfitta di quattro anni fa è bruciata. E in cuor suo, nonostante tutte le frasi di circostanza che possano essere dette da qui sino all’eternità, continuerà a bruciare da qui fino a Dio sa quando. E’ per questo che Lewis Hamilton è diventato indistruttibile, inavvicinabile, inscalfibile: perché non può permettersi di sopportare un altro 2016, un’altra Malesia. Perché, semplicemente, Lewis Hamilton non può permettersi di sopportare un altro Nico Rosberg. 

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Stefano Nicoli

Giornalista pubblicista, innamorato dal 1993 di tutto quello che è veloce e che fa rumore. Admin e fondatore di "Andare a pesca con una LMP1" e dell'agenzia di comunicazione FT Communication, sono EXT Channel Coordinator e Motorsport Chief Editor di Red Bull Italia, voce nel podcast "Terruzzi Racconta", EXT Social Media Manager dell'Autodromo Nazionale Monza e Digital Manager di VT8 Agency. Ho collaborato con team e piloti del Porsche Carrera Cup Italia e del Lamborghini SuperTrofeo, con Honda HRC e con il Sahara Force India F1 Team. Ho fondato Fuori Traiettoria mentre ero impegnato a laurearmi in giurisprudenza e su Instagram sono @natalishow.

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