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Storie di Dakar: il giorno in cui sparì Mark Thatcher, il figlio di Margaret

Nell’edizione 1982 della Dakar si verificò un fatto singolare: durante la corsa sparì Mark Thatcher, figlio della “Lady di Ferro” Margaret

26 Dicembre 2016
3 min read
Thatcher dakar
Thatcher dakar

Sono sicuro che molti tra voi lettori siano in trepidante attesa per il Rally Dakar di quest’anno: io stesso devo confessare di tenere quotidianamente sotto controllo il conto alla rovescia per la partenza della corsa, prevista per il 5 gennaio. Allora, mi domando, perché non ingannare il tempo andando a ripescare qualche curiosità, scavando nell’immenso passato del Raid motoristico più famoso del mondo?

Correva l’anno 1982: la maggior parte di noi lo ricorderà per la vittoria italiana del Mondiale di calcio, conquistato in Spagna dagli azzurri contro ogni pronostico. Non più di qualche mese prima si era tenuta la quarta edizione della gara europeo-africana che, fin dalla sua nascita, aveva riscontrato un grande successo tanto presso il pubblico quanto presso i piloti, che si contendevano la guida delle auto migliori.

Tra gli iscritti di quell’edizione figurava anche Sir Mark Thatcher, figlio della “Lady di Ferro”, la quale deteneva in quel momento il ruolo di Primo Ministro del Regno Unito.

Il baronetto, che avrebbe compiuto 29 anni in agosto, era un pilota provetto tanto che, prevalentemente grazie a sponsorizzazioni esterne, aveva potuto permettersi di correre la 24 ore di Le Mans nel 1980 (a bordo di un’Osella PA8 in coppia con l’ex pilota di F1 Lella Lombardi) e nel 1981 (con una Porsche 935), pur senza mai portare a termine la corsa.

Thatcher dakar

La sua passione per i motori gli fece balenare l’idea di prendere parte alla Dakar e, acquistata una Peugeot 504, il giorno di capodanno del 1982 si schierò con gli altri sulla linea di partenza dopo aver spiegato ai giornalisti come, avendo già preso parte a numerose competizioni, questo Rally non avrebbe rappresentato un problema per lui. Inoltre, come affermerà in seguito, egli non aveva fatto alcun tipo di preparazione per l’evento.

La prima settimana della corsa non andò troppo male con il britannico che, pur non dimostrando particolari doti velocistiche, rimase senza problemi all’interno della carovana composta dalle vetture in corsa.

Tuttavia il 9 gennaio, appena prima del giorno di riposo accade il disastro: in seguito alla sostituzione di uno pneumatico, Thatcher perse contatto con il gruppo, proseguendo la corsa nella direzione sbagliata e smarrendosi nelle dune al confine tra Algeria e Mali.

La sparizione fu dichiarata ufficialmente solo 3 giorni dopo, come previsto dal regolamento dell’epoca, e causò l’immediata apertura delle operazioni di ricerca, che utilizzarono un immenso spiegamento di forze comprendente anche l’immensa Aeronautica Militare Britannica (la celebre RAF).

Il 14 gennaio i tre (Thatcher, la copilota Anne-Charlotte Verney ed il meccanico) vennero finalmente tratti in salvo da un aereo militare algerino, che li trovò a quasi 500 km di distanza dalla destinazione che avrebbero dovuto raggiungere 5 giorni prima: fortunatamente la grande scorta di viveri fatta prima della partenza, unita alle temperature non così estreme durante l’inverno, avevano permesso all’equipaggio di sopravvivere fino all’arrivo dei soccorsi in un ambiente tra i più ostici del Pianeta.

Thatcher dakar

In seguito a questo evento, il giovane lasciò le corse dedicandosi prevalentemente agli affari, rimanendo spesso coinvolto in scandali legati a tangenti o bancarotte.

Nel 2004 fu arrestato in Sudafrica con l’accusa di essere parte del gruppo dirigente di un Colpo di Stato in Guinea Equatoriale: per tale accusa fu condannato al pagamento di 3 milioni di rand sudafricani (all’epoca equivalenti a circa 500.000 euro) ed a 4 anni di carcere sospesi con la condizionale, ragion per cui non trascorse nessun giorno in galera. In seguito a questo fatto, gli venne inoltre proibito ogni tipo di accesso sul suolo statunitense.

Sebbene Mark Thatcher non sia mai stato quello che potrebbe essere definito un “good boy”, vi è qualcosa che desta, almeno da parte mia, un’inaspettata ammirazione: la follia di un dilettante che, guidato da un sogno (ed ovviamente possedendo i mezzi economici necessari), ha deciso di mettere in palio la propria vita sui terreni della Dakar, una corsa che tutti, anche i piloti più esperti, guardano con rispetto e timore.

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Michele Nicolini

Nasco in Liguria durante il GP di Spa 1998 e, come era prevedibile, dimostro fin da subito una grande passione per qualsiasi cosa abbia delle ruote e un motore indipendentemente dalla categoria. Su Fuori Traiettoria mi occupo del mondo rallistico ma non solo, occasionalmente trattando altri ambiti.

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