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Porsche 70: 989 Ante Panamera

Seconda metà degli anni ’80. Il mondo dell’ automobilismo è immerso in una nuova sfida, un duello incredibile tra due paesi, due filosofie, due case costruttrici. Una sfida mai vista prima d’ora tra due supercar uniche: stiamo parlando della Porsche 959 e della Ferrari F40. Due concetti differenti, “less is better” VS “tecnologie da iperspazio” . È…

18 Ottobre 2018
4 min read

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Seconda metà degli anni ’80. Il mondo dell’ automobilismo è immerso in una nuova sfida, un duello incredibile tra due paesi, due filosofie, due case costruttrici. Una sfida mai vista prima d’ora tra due supercar uniche: stiamo parlando della Porsche 959 e della Ferrari F40. Due concetti differenti, “less is better” VS “tecnologie da iperspazio” . È da qui che parte la mia idea di battaglia, il fascino che questo scontro trasuda ancora a distanza di anni. È da qui, da questo periodo storico che nel mio piccolo – come fu l’anno scorso per Ferrari 70 – sono voluto partire per queste piccole narrazioni in onore del 70esimo anniversario del marchio Porsche. Una piccola sfida tra le righe ad un anno di distanza.

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Certo, stavolta non parto dalle origini del marchio, dei suoi simboli, delle sue tradizioni. Nessun cenno alla sua fondazione nel 1931, alla sua prima vettura prodotta in Austria nel dopoguerra. Uno stemma – come lo conosciamo oggi – apparso per la prima volta nel 1952 dopo un confronto tra l’importatore americano Max Hoffman e Ferry Porsche come simbolo di qualità per il modello 356. Un marchio che rappresenta la città di Stoccarda, le origini tedesche – attraverso il rosso ed il nero e lo sfondo color oro – e della regione del Württemberg-Hohenzollern. Questa volta parto da un modello che fonde innovazione e tradizione, come da DNA Porsche. Non vedrà mai la luce ma è fondamentale per il successivo sviluppo di molta della produzione futura da parte della casa di Stoccarda.

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989: ai più un modello sconosciuto. Un modello che non ha mai visto luce ma che, come nel caso della Porsche 959, è tecnologicamente avanzato, sia come idea di vettura che come tecnologie applicate. Come da filosofia “Porschista” però, il progresso è un progresso con evoluzione, ma senza tradire i principi ispiratori, scacciando così ogni eventuale possibilità di estinzione di tale filosofia. Tutto nasce da nuove esigenze a livello di mercato: la 928 durante tutti gli anni ’80 ha mantenuto flussi di vendite ottimi e così a Stoccarda si sono decisi ad ampliare la gamma e dichiarare guerra a BMW e Mercedes nel segmento delle grandi berline ad elevate prestazioni. L’idea era quella di creare una berlina a 4 porte, con uno stile simile alla 911 e con un handling sullo stesso stile della 928.

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Siamo nel 1988, ed il progetto passa dalle parole ai fatti con l’incarico che viene assegnato a Ulrich Bez, storico ingegnere – anzi, mostro sacro – di Porsche. Il diktat che pervade i membri del progetto è uno solo: “Una vettura simile nel lusso e nel comfort alle concorrenti, ma che abbia un feeling di guida di una vera Porsche, una natura sportiva“. Bez nel frattempo si occupa della creazione di un nuovo propulsore, mentre il design viene lasciato a varie opzioni, tra cui anche una italiana – quella della ItalDesign – denominata 932. Dopo varie proposte pervenute, lo storico ingegnere decide di optare per una linea più fedele a quella tradizionale, creata dal Centro Stile Porsche con a capo Harm Lagaay. Il budget per il progetto è di 550 milioni di dollari, una cifra elevata dato che il marchio di Zuffenhausen inizia a non versare in condizioni economiche ottimali. Basti pensare che per ogni 959 prodotta, nonostante un prezzo di vendita di circa 300 milioni di lire, la cifra rimessa era pari al doppio secondo voci dell’epoca.

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Bez però nonostante tutto va avanti nel progetto e sviluppa un motore V8 raffreddato a liquido – e non ad aria come da tradizione – da circa 300 cv e con una cilindrata di 4.2 litri  -anche se alcuni affermano che sia di 3.6 – posizionato all’anteriore . Il modello creato sfrutta alcuni particolari della 959, come le sospensioni ed i fari anteriori. È innovativo come progetto, molto più dei tempi che corrono, ma mentre si cercano di limare i dettagli, Bez abbandona il marchio Porsche ed il progetto perde slancio, si arena. È il settembre del 1991: come se non bastasse le vendite della 928, complice la crisi petrolifera ed un modello ormai datato, crollano, facendo dapprima vacillare il progetto e poi sopprimendolo definitivamente, all’incirca a gennaio del 1991. Ma che cosa ci lascia la 989 e perché è così importante? Probabilmente nella mente dei più nulla, ma nella storia moderna è un punto di partenza che ha generato soluzioni tecniche e linee riprese poi da modelli successivi – come la 993 e la 996 – ed un’idea, quella di una berlina sportiva Porsche che vedrà la luce dopo 20 anni rispondendo al nome di Panamera. Non proprio poco.

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Marco Perziani

Dal 1991 ossessionato dai motori. Vi parlo di nuove uscite, e narro storie. Tutto esclusivamente a base di cilindri, passione, odor di carburante possibilmente sulle note di un V10 aspirato.

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