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Know your girls: Letizia Marchetti

Nuovo appuntamento per la rubrica Know Your Girls: questa volta a raccontarci la sua storia ed il suo punto di vista è una motociclista italiana, la campionessa Letizia Marchetti. Vincitrice del Campionato Italiano Femminile nel 2005, al suo secondo anno in pista, prima donna a vincere una gara in Superbike italiana, Letizia non è, però…

22 Aprile 2021
6 min read

Nuovo appuntamento per la rubrica Know Your Girls: questa volta a raccontarci la sua storia ed il suo punto di vista è una motociclista italiana, la campionessa Letizia Marchetti. Vincitrice del Campionato Italiano Femminile nel 2005, al suo secondo anno in pista, prima donna a vincere una gara in Superbike italiana, Letizia non è, però solo una pilota; dopo l’apertura della scuola di guida tutta al femminile, Lety X Racing, è arrivato anche un campionato dedicato alle atlete, che da tempo mancava, la Women’s European Cup. Consigliere Federale, Coordinatore Commissione Atleti e Tecnico FMI sono le qualifiche che completano il profilo di Letizia, vero punto di riferimento per le ragazze (e non solo) che vogliono approcciarsi alle competizioni motociclistiche.

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© Marco Ciavola

Fuori Traiettoria: Ciao Letizia! Allora, per quanto riguarda la tua carriera motociclistica possiamo dire che hai iniziato da “grande”, ci vuoi raccontare quali sono state le tue primissime sensazioni e come hai vissuto questa tua rapidissima ascesa agonistica?

Letizia Marchetti: Ciao! Sì, avevo 25 anni, ma devo dire che sono sempre stata una persona sportiva, ho iniziato da piccolissima provando vari sport, quindi la predisposizione c’era già. Mi piace imparare sempre cose nuove ed amo le sfide, questa curiosità mi ha portata ad approcciarmi alle due ruote e a chiedere al mio fidanzato, ora marito, di insegnarmi a guidare. Più che altro dovevo imparare come funzionasse l’utilizzo delle marce, una volta che me lo ha spiegato… ho preso il via, mi si è aperto un mondo! Non è per nulla difficile guidare una moto, per me la parte più complicata è stata il guidare in strada.

FT: In strada? Più che in pista?

LM: Sì, più che altro perché il mio primo approccio è stato stradale, dovevo seguire il gruppo di amici motociclisti già più esperti. Successivamente ho iniziato a seguire corsi su pista ed imparare la differenza fra un approccio di guida su strada e uno su pista… e poi lì mi sono definitivamente innamorata di velocità, agonismo, tutto! Mi piace sentire quell’adrenalina nell’aprire il gas in rettilineo e sapere di dover e poter gestire tutta quella potenza.

FT: Tu, però, sportivamente parlando, nasci come ballerina.

LM: Sì, mia mamma mi fece iniziare con la danza da piccolissima. Poi è arrivato il nuoto, successivamente la ginnastica ritmica, tanto che ora sono giudice e tecnico di ginnastica ritmica. Anche pattinaggio… ne ho provate di ogni! Lo sport ha sempre fatto parte della mia vita, per questo il mio approccio con il motociclismo è stato abbastanza semplice nonostante non fossi una bambina.

FT: Nella tua carriera hai gareggiato e vinto contro molti colleghi uomini e spesso eri l’unica ragazza in pista. Cosa hai provato e come ti è sembrata la reazione degli avversari.

LM: Diciamo che inizialmente non l’hanno proprio digerita tantissimo! Ho iniziato a competere con i ragazzi agli inizi, quindi quelle gare mi servivano anche per migliorare le mie prestazioni: inutile dire che inizialmente mi vedevano come una “fermona”, quasi un intralcio. Io però sapevo di non avere nulla in meno a loro ed ho iniziato ad osservare i piloti più veloci di me: dove passavano, quando agganciavano il gas, eccetera, tutte cose che servivano a migliorarmi. Infatti, ho iniziato ad ottenere risultati e sono passata dall’essere la fermona all’avversaria da battere. C’era chi digeriva un po’ di più, chi meno, chi si complimentava e chi no, ma il rispetto c’è sempre stato.

FT: Tra le tue vittorie e gare, quale è quella che hai più nel cuore?

LM: Indubbiamente la vittoria del Campionato categoria Superbike del National Trophy 2013. Poi la  vittoria su Ducati 749 al Mugello, dove sono riuscita a dare 6 secondi al mio diretto avversario, fu clamoroso. E, ovviamente, la vittoria del Campionato Femminile nel 2005: sono entrata come rookie nel 2004 e l’anno successivo ho vinto!

FT: Da zero a cento, insomma!

LM: Eh sì, nel 2004 avevo dovuto saltare alcune gare perché… mi sono sposata e sono partita per il viaggio di nozze!!

FT: Se avessi 25 anni oggi, sarebbe più facile o difficile iniziare il percorso agonistico che hai fatto?

LM: Direi più semplice, oggi la mentalità è completamente cambiata rispetto a quando ho iniziato io. Prima c’era un poì di reticenza nell’affidare una moto ad una donna, oggi quasi si preferisce dare una moto ad una ragazza che ad un ragazzo. Anche per una questione di visibilità, ma soprattutto si sta finalmente dando la giusta importanza alle atlete, tanto che anche la FMI sta puntando molto sul settore femminile.124557574_1826250727513027_5345966040874972516_n

FT: Tu stessa sei nel consiglio della Federazione.

LM: Sì, e sono anche consigliere della Commissione Femminile FMI e coordinatrice e presidente della Commissione Atleti.

FT: Da pilota, sei passata ad essere istruttrice, aprendo una scuola totalmente al femminile. Come nasce questo progetto e perché?

LM: L’idea mi è venuta insieme a Max De Simone e Sandro Carusi, ci siamo accorti che mancava ormai da tanti anni un qualcosa di dedicato alle donne, una volta finita l’esperienza del Trofeo Femminile. Nel 2009 ero con Moto X Racing, abbiamo provato a far correre quattro ragazze oltre a me ed abbiamo notato che erano davvero brave. Abbiamo, quindi, aperto la scuola Lety X Racing, col mio nome perché fondamentalmente sono io il tecnico di riferimento della scuola; poi, vedendo una grande partecipazione, abbiamo deciso che fosse il momento di dare vita di nuovo ad un campionato al femminile, idea appoggiata con grande entusiasmo e supporto dalla Federazione. E così è nata la Women’s European Cup.

FT: Perché “European”?

LM: Perché è aperta a chiunque. Da quest’anno usciamo anche dal confine italiano per una gara, saremo a Rijeka, in Croazia.

FT: L’anno scorso la prima stagione è stata messa a dura prova dalla pandemia, eppure ha riscosso un grande successo fra le atlete.

LM: Sì, non lo credevamo possibile vista la situazione. Avevamo la prima gara ad aprile, ma il Covid ci ha scombussolato i piani, prima costringendoci a rimandare l’inizio della stagione, poi rendendo impossibile a molte ragazze la partecipazione poiché non potevano uscire dai confini dei loro Paesi di provenienza. Nonostante le difficoltà, è stato un grande successo, abbiamo visto tanto interesse da parte di FMI e FIM, ma anche dei media. E quest’anno abbiamo iniziato la prima gara con già 24 iscritte, siamo davvero felicissimi.

FT: E torni in pista anche tu!

LM: Ho visto il post di presentazione! (ride) L’idea, in realtà, è quella di fare almeno una wild card, ma per puro divertimento… diciamo che il 300 non è proprio la mia cilindrata! Avendo corso sempre con moto di cilindrata molto più grande, mi fa un po’ strano: l’ho provata a Misano e il rettilineo mi sembrava non finire mai! È molto divertente da guidare, però ovviamente ad alte prestazioni c’è da lavorare un po’, un ottimo mezzo per iniziare.

FT: Ultimamente si stanno vedendo più ragazze in pista, dalla Carrasco e il suo titolo 2018 alla Herrera, prima ragazza nella MotoE, nonché pilota SSP. Pensi che questo abbia dato la carica a delle giovanissime con il sogno delle due ruote?

LM: Assolutamente sì, questo dà modo alle ragazze di pensare “se ce l’ha fatta lei, perché non potrei anche io?”. Ad alti livelli si può arrivare con costanza, dedizione ed esperienza, quindi avere esempi è fondamentale per le giovanissime: queste atlete hanno dimostrato che non hanno nulla da invidiare agli uomini.

FT: Da istruttrice, è più difficile insegnare come si guida o come comportarsi in gara?

LM: In realtà vanno di pari passo: insegnare come si guida significa insegnare anche il rispetto in pista. Il cstile di guida va di pari passo con la correttezza sportiva che, ricordiamo, va mantenuta per l’incolumità propria e degli altri. Lavorando con le ragazze non ho trovato assolutamente difficoltà a far capire questi concetti ed ho notato che hanno un approccio completamente diverso dai ragazzi: loro vogliono dimostrare, mentre le ragazze mi sembrano più interessate ad imparare. E questo dà una soddisfazione incredibile perché le vedi davvero felici quando riescono a fare ciò che è stato loro spiegato.

FT: E tu hai altri progetti per il futuro?© Marco Ciavola

LM: Al momento no, già sono molto impegnata e ne sono felice! Sono entrata in Federazione come Consigliere e seguo, ovviamente, le ragazze dell’European Women’s Cup, ma sono anche membro della CSAS, quindi dovrò seguire anche i bambini del fuoristrada agli eventi. Mi piacerebbe rientrare in pista, dopo tre anni di stop sono consapevole che non possa essere immediato, ma con un po’ di allenamento… non ci si dimentica come si va in moto!

 

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Maria Grazia Spinelli

Classe 1994, molisana. Da piccola vedevo mio padre seguire la Formula 1 e mi chiedevo cosa lo appassionasse così tanto, poi ho avuto un colpo di fulmine con le due ruote in un pomeriggio d'estate ed ho capito. Qui vi racconto la MotoGP e il Mondiale Superbike.

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